Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/282

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 266 —




TESTAMENTO POLITICO

DI

CARLO PISACANE





Nel momento d’imprendere un’arrischiata impresa, voglio manifestare al paese le mie opinioni, onde rimbeccare la critica del volgo, corrivo sempre ad applaudire i fortunati e maledire i vinti.

I miei principî politici sono abbastanza noti; io credo che il solo socialismo, ma non già i sistemi francesi informati tutti da quell’idea monarchica e dispotica che predomina nella nazione, ma il socialismo espresso dalla formola: Libertà ed Associazione, sia il solo avvenire non lontano dell’Italia, e forse dell’Europa: questa mia idea l’ho espressa in due volumi, frutti di circa sei anni di studio; non condotti a forbitura di stile per mancanza di tempo, ma se qualche mio amico volesse supplire a questo difetto e pubblicarli, gliene sarei gratissimo. Sono convinto che le ferrovie, i telegrafi, il miglioramento dell’industria, la facilità del commercio, le macchine ecc. ecc., per una legge economica e fatale, finchè il riparto del prodotto è fatto dalla concorrenza, accrescono questo prodotto, ma l’accumulano sempre in ristrettissime mani, ed immiseriscono la moltitudine; epperciò questo vantato progresso non è che regresso: e se vuole considerarsi come progresso, lo si deve nel senso che accrescendo i mali della plebe, la sospingerà ad una terribile rivoluzione, la quale, cangiando d’un tratto tutti gli ordinamenti sociali, volgerà a profitto di tutti, quello che ora è volto a profitto di pochi.