Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/35

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infruttuoso, non sarà che una nuova esperienza, che un ammaestramento universale, che allargherà per l’avvenire i limiti di quel concetto esperimentato troppo angusto; in tal guisa si succedono le rivoluzioni, errori fatali dell’istinto nazionale, che la ragione corregge ed indirizza verso le leggi di natura.

Fin qui potrebbe conchiudersi che il progresso è continuato, che le nazioni percorrendo una sanguinosa via procedono sempre; ma bisogna considerare altri elementi, altre cagioni, che operano sull’indole umana e sulla coscienza dei popoli.

Se l’eccesso delle sensazioni, se le troppe delusioni logorano le fibre, e gettano la sfiducia nell’animo, se le soverchie ricchezze di alcuni e la miseria spaventevole dei molti troncano ogni nerbo alle moltitudini, e succede una solitudine di pensieri e d’interessi, che distrugge affatto la coscienza nazionale, allora le rivoluzioni sono impossibili. Allora manca quel sentimento universale d’onde i pensatori traggono le prime idee; mancano ai popoli le speranze, ai cospiratori i concetti; mancano le passioni che sospingono quelli a scrivere, questi ad agitarsi ad operarle. Cessa il moto, e con esso la vita: ed il difetto di ardenti passioni non è che preludio di morte. Una nazione giunta in tale stato, è condannata a perire per vecchiezza: essa sarà preda dei più forti vicini.

Dal nostro ragionamento possiamo conchiudere, che ogni nazione tende con le sue rivoluzioni verso le leggi di natura, ma nel suo aspro cammino, può incontrare ostacoli tali che ne logorano le forze e la distruggono, quindi il corso e ricorso delle nazioni, non è legge fatale ed inevitabile, ma nemmeno contraria all’indole dell’uomo e delle società. Nè perchè per lo passato ebbe luogo, dovrà necessariamente ripetersi al presente; può non avvenire, o almeno seguire un’orbita più ec-