Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/44

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Da isolati selvaggi, per propria conservazione e per avidità, erano giunti a costituirsi in forti federazioni, ed opulente repubbliche. La civiltà, la prosperità, non erano in Italia ugualmente sparse; ne difettavano i Galli, ne sovrabbondavano i Magno-Greci.

Guerrieri i Galli e gli abitanti dei monti, e le comunicazioni difficili, quindi impossibile che avessero atteso dal lavoro pacifico e lento del commercio guest’opera unificatrice. L’autonomia di questi stati, troppo recisamente costituita per sacrificarla all’unità, e sorgente di odi vicendevoli; niun nemico comune ed universalmente temuto che li avesse indotti per propria conservazione a confederarsi, quindi essi erano dal fato condannati a sottostare ad una forza prepotente che ne avesse formata una sola nazione. Intanto ad ognuna di quelle nazioni sarebbe stato difficile compiere tale impresa, e perchè avevano incontro avversarii di pari forza, e perchè eravi in Italia stabilito un diritto pubblico, che garantiva la loro indipendenza. I Romani, in forza di questo diritto pubblico, perchè nascente, ne vennero esclusi e sprezzati; essi per propria conservazione dovettero vincer tutti; prima dovettero essere guerrieri per procacciarsi il bisognevole; poi lo furono per difendersi da tante aggressioni, finchè vinti i più forti avversarii, i Sanniti, divennero quella forza prepotente che unificò l’Italia.

Unificata l’Italia essa trovossi in quello stato fiorente, in quella purezza di costumi in cui erano i Romani, i Sanniti, i Latini, ecc., che formavano la parte preponderante; il patriziato romano, i migliori d’Italia fu la sovrana concione che governò tutta la penisola. In tal guisa Galli, Sanniti, Magno-Greci corsero verso la stessa meta che raggiunsero, ma, nel compiersi cotesta legge, le istituzioni, i costumi delle società fiorenti prevalsero; i Galli ancora barbari furono inciviliti per