Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/56

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centro venuto meno, l’Europa abbandonata a sè stessa, per quasi tre secoli ha seguito un corso incerto e balenante. La Francia finalmente si è surrogata all’Italia per regolare il corso dei destini europei, ma il suo ascendente non è evidente, incontrastabile come fu quello dell’Italia, spesso è contrappesato, quasi sempre resta in ombra e si discerne appena, qualche volta sparisce affatto. Non di meno in Francia possiamo fare studio sulle tendenze delle moderne nazioni.

Sappiamo dalla storia come in essa i comuni non poterono mai completamente francarsi; la regia podestà distrusse il feudalismo e surrogossi a lui. Ma il popolo non essendo libero, come in Italia, l’industria, il commercio lentamente progredirono, e il protezionismo, conseguenza della monarchia, tutto interdisse. Finalmente sotto Sully ed Enrico IIV fiorì l’agricoltura, sotto Colbert e Luigi XIV l’industria, a cui Turgot con l’abolizione delle corvate e dei mestieri diede grandissimo impulso. Oggi i francesi, e quasi tutti gli oltremontani, raggiunsero quel grado di prosperità a cui erano giunti gli italiani allo scorcio del XIV secolo, e se presso gli italiani, in quest’epoca ogni cosa accennava decadenza, quali sono le tendenze dei moderni? Come!.... esclama Mercier de la Rivière, ch’è un partigano del despotismo, l’agiatezza è sconosciuta a coloro che la producono. Ah!! diffidate di questo contrasto. Ma spingiamoci innanzi alla ricerca dell’ignoto avvenire.

È innegabile che la presente società può considerarsi divisa in due classi: da una parte capitalisti e proprietà, dall’altra operai e fittaiuoli. Queste due classi sono in un’evidente e continua opposizione: quella prospera al deperire di questa. «Invano, dice Filangieri, i moralisti han cercato di stabilire un trattato di pace fra queste due condizioni: quelli cercheranno sempre di comprar l’opera di questi al minor prezzo