Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/91

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ventura, e raggiungere in sì breve tempo quel grande sviluppo dell’industria e del commercio? L’Italia surse dalla barbarie, raggiunse l’apogeo della civiltà, decadde: ed allora le altre nazioni vennero ad attingere dalle sue ruine una scintilla di vita.

Non prima dell’epoca di Luigi XIV la Francia s’avvicinò a ciò ch’era stata l’Italia nel XIV secolo. La storia di Francia sarà sempre la cronaca di una corte dissoluta; e quella d’Italia la storia di libere genti; l’una è l’immagine de’ dispotici governi asiatici, l’altra della libera Grecia. Perchê tanta differenza? Perchè l’indole svegliata degli Italiani ed il loro spirito d’indipendenza, non si prestò mai, nè mai si presterà a seguire come stupido greggie le sorti di una dinastia. La libertà e non già la forza potrà unificare l’Italia; esempio la Francia, ove la fazione che ora trionfa in Parigi dispone a suo talento di 34 milioni di francesi. Nelle grandi monarchie, salvo la capitale, le altre provincie languono quasi membra inaridite e dogliose; minori assai sono i nostri mali, divisi come siamo in tanti principati di quello che sarebbe se fossimo tutti sottoposti al medesimo tiranno.

Passiamo ora a far paragone fra la monarchia assoluta e lo stato di conquista. Un paese governato dispoticamente subisce una perenne conquista. I principi non hanno patria: loro patria è il mondo che si parteggiano. Ove cercano le spose, ove gli amici? fra i connazionali forse? mai no! fra questi cercano sgherri e cortigiani; loro amici sono gli altri principi, pronti a muovere le armi in loro difesa.

Quale interesse possono avere gli italiani di favorire una dinastia piuttostochè un’altra? il medesimo di un condannato a cui fosse concesso di scegliere il carnefice. Se mai siamo destinati ad essere tiranneggiati ed oppressi, è meglio che i satelliti del despota, i sostegni