Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/95

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Il despota regna con la sciabola, il re costituzionale con l’oro; quindi appena il reggimento d’uno Stato d’assoluto cangiasi in costituzionale, le gravezze crescono in modo esorbitante. Il dispotismo incatena i capi, il costituzionalismo perverte il morale; quello comprime l’elatere dell’animo, questo lo logora e lo distrugge, ed abitua il cittadino ad una continua transazione, a quel cinismo di cui la Francia è scuola e sentina e che da lei si sparse sull’Europa intera. Sotto nome di libertà, favorito e protetto il monopolio, e quindi il proletario abbandonato affatto all’avidità dei monopolisti ed incettatori. La politica esteriore codarda ed ipocrita, dovendosi tutelare gl’interessi di una dinastia, facendo le viste di propugnare i dritti della nazione. Conchiudo, monopolisti, dottrinarii, giornalisti, editori...... vantaggiano col reggimento costituzionale, mentre le sorti dei proprietarii, e quelle del minuto popolo peggiorano. Sovente una tal forma di governo è d’impaccio ad un principe, ad un ministro riformatore; se gli Stati napoletani avessero avuto uno statuto al tempo in cui Tanucci ne resse le sorti, probabilmente a questo ministro sarebbe riuscito impossibile attuare le tante riforme. Questo governo ermafrodito impaccia un principe che voglia far del bene, ma non frena le nequizie di un despota.

Parmi di aver dimostrato che sia l’Italia divisa in varii principati, sia riunita sotto una sola monarchia dispostica costituzionale, la nazionalità italiana non esisterà per questo; l’Italia sarà scudo di varii principotti di uno solo, e gl’italiani non altro che vassalli.

Ma voglio supporre erronee le ragioni esposte, e concedere che la nazionalità esista ogni qualvolta le dinastie o la dinastia regnante siano indigene, e farmi a studiare sui mezzi e le sue probabilità di scacciare gli stranieri dal suolo italiano, e francare il paese da ogni loro ascendente.