Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/99

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i troni, soffocare le mene de’ clericali, e schierarsi sotto il suo vessillo. Ma il trionfo del popolo in ogni Stato non basta ad ottenere l’unità di voleri e di sforzi che richiede l’impresa. Il volontario cangiamento di dinastia è per sè medesimo illogico: chi può rispondere della virtù di una schiatta? In parità di potere la miglior dinastia è sempre la regnante e perchè la più affine, e perchè il paese non sottogiace all’invasione d’uomini nuovi ed ignoti. Allorchè tali cangiamenti non avvengono per forza d’armi, sono tranelli di pochi imbrogliatori, che il futuro ed il presente bene della patria sacrificano a vantaggi personali che sperano dalla nuova corte. Arrogi che nel caso di cui parliamo, siccome gli Stati a conquistare cesserebbero d’esser monarchia per diventare provincia di monarchia, maggiori sarebbero le difficoltà. A tali unificazioni ripugnano popoli e più che gli altri con ragione gli italiani. Adunque ogni città, ogni Stato imporrebbe a questo principe patti, chiederebbe tali guarentigie da suscitare in esso gravi preoccupazioni; egli vedrebbe il trono de’ suoi avi abbandonato in balia de’ muggenti flutti de’ popolari rivolgimenti, che potrebbero trarlo a guerra lunga e terribile.

Suppongasi ora cotesti ostacoli rimossi, ed il popolo italiano con illimitata fiducia abbandonarsi all’arbitrio di questo principe; e che niun partito, niun uomo sorga a propugnare idee contrarie, o a spargere diffidenza. In tale ipotesi, impossibile a verificarsi, esaminiamo se questo principe potrà osteggiare e vincere l’intera Europa. Quanti ostacoli e di sommo rilievo non si opporrebbero al rapido andamento dell’impresa? Delle tasse, della coscrizione, due muscoli della guerra, per mancanza d’ordinamento e d’unità, per diversità di leggi, d’usi, di tradizioni sarebbe quasi impossibile valersi. L’Italia deve costituirsi e guerreggiare nel