Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/14

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za. Sicchè io ti dico, o Fedro, pregalo tu che faccia ora quello che farebbe in tutti i conti di qui a poco.

Fed. Mi pare veramente che il meglio per me sarà di parlare come potrò, perch’io credo che tu non mi lascerai punto prima ch’io non parli così in un modo, qualunque sia.

Socr. Tu mi comprendi perfettamente.

Fed. Così farò dunque, perchè a dirti il vero, o Socrate, io non ho appreso le parole, come cosa principale, ma le ragioni quasi tutte per le quali diceva egli che colui che ama si differisce da colui che non ama, incominciando dal primo.

Socr. Ma tu fammi prima vedere, o amico, che cosa tieni sotto il mantello dal lato sinistro, perch’io m’indovino che tu ci tieni proprio il discorso, e se cosi è, pensa che, amandoti pure assai, io non sono per niente risoluto, quando ci è lo stesso Lisia ancora qui presente, di servirti per tuo esercizio; ma su via, mostralo.

Fed. Basta così; tu hai deluso la speranza che avevo in te, o Socrate, per potermi esercitare: ma in che luogo vuoi tu che ci sediamo a leggere?

Socr. Piegando per di qua, andiamo lungo l’Ilisso11, e poi sediamoci tranquillamente in quel luogo che piace a te.

Fed. Ben a proposito mi trovo scalzo, come vedi,