Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/19

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altri manca loro il tempo a potersi pentire, perchè non operando costretti ma volontari, provvedono ottimamente alle cose loro, giovando quanto più è possibile all’altro. Inoltre quelli che sono amanti tengon conto di quelle cose che sono ad essi riuscite infelicemente per ragion dell’amore, e de’favori fatti da loro, ed aggiungendo a ciò la pena durata, stimano aver di gran lunga superato il debito verso i loro amati. Ma coloro che non sono amanti non possono allegare di aver trascurato le faccende domestiche per ciò, nè pigliare in considerazione gli affanni sofferti, nè lamentarsi delle differenze avute co’ parenti; onde, senza poter parlare di tanti mali, nulla rimane ad essi altro, se non il fare con ogni studio tutto ciò che credono piacere a colui che amano. Oltre a che, se è giusto che si faccia più grande stima di quelli che amano, per la ragione che dicono di aver care le persone amate sopra ogni altra cosa, e sono pronti e nel discorso e ne’fatti a far cosa grata ai loro amati, rendendosi odiosi agli altri, facilmente si può vedere se dicono il vero, perch' essi avranno più cari de’ primi quelli che ameranno dopo, ed è chiaro che se vogliono questi ultimi, essi faranno ancora qualche offesa a quei primi. Come frattanto si può lasciar godere un così gran bene ad uomini che hanno una tale infermità, che nessun uomo di giudizio si proverebbe mai di volerla