Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/21

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doversi unire in un certo commercio; al contrario i non amanti non sono incolpati di aver pigliato dimestichezza, essendo ben noto che è necessario all’uomo l’intrattenersi con alcuno o per amicizia o per altro diletto. E in verità, se tu sei in timore perchè credi difficile che l’affetto possa durare, e credi che nascendo una discordia in qualunque modo, ne verrebbe una sciagura comune ad entrambi, ma che la sciagura più grande verrebbe a te quando tu avessi perduto quella cosa che ti era preziosissima, io ti dico che questa discordia devi temerla con più ragione in persona di coloro che sono innamorati, perchè molte sono le ragioni che li fanno andare in collera, e tutto essi credono che sia fatto contro di loro. Ond’è ch’essi allontanano ogni altro dalla confidenza de’loro amati, temendo quelli che posseggono una fortuna per paura che non li vincano nella ricchezza, e temendo i più addottrinati che non sieno migliori nel sapere, e cosi hanno paura del valore di ogni uomo che abbia qualche bontà; sicché persuadendoti a tenerti lontano da costoro, ti fanno rimanere abbandonato dagli amici; e se tu farai miglior senno di loro avendo più riguardo a te stesso, verrà la discordia. Ma quanti non per cagion di amore, ma per merito di virtù ottennero ciò che desideravano, non invidieranno chi conversa con te, anzi odieranno quelli che non vogliono conversa