Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/36

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guire il diletto più che l’utile, ecco ciò che bisogna considerar dopo. Costui vorrà vedere un uomo molle, non seguace della fortezza, non allevato al sole aperto, ma sotto la densa ombra, ignaro delle fatiche virili e del sudor generoso, ma esperto del viver molle ed effeminato, ornato di colori e vezzi non suoi per mancanza di propri, e curando studiosamente ogni cosa che abbia somiglianza con queste che ho dette: cose tutte che son conosciute, e che non porta il pregio di parlarne più oltre. Sia noi passeremo ad altro, dopo aver accennato sommariamente che con un corpo così condizionato, e nella guerra e nelle occasioni di gran momento, i nemici hanno fiducia di vincerlo, e quindi gli amici e gli amanti stessi sono in paura per lui. Sicché di questo, come cosa chiara, non occorre che io parli, e bisogna dire seguitando, in che mai possa far danno o utile la consuetudine o la tutela di un amante, in quanto ai beni che l’amato possiede.

«È chiaro adunque a tutti, e principalmente a chi è innamorato, che la cosa più desiderabile sia questa: che la persona amata sia priva dei beni che sono i più cari, i più grati, i più sacri, perch’egli la vorrà veder priva di padre, di madre, e di parenti ed amici, reputandoli come oppositori e censori dell’amicizia dolcissima che lo lega con quella persona; anzi