Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/38

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perchè il più vecchio usando col più giovane, non lo lascia volentieri nè giorno nè notte, anzi è tormentato dalla sua catena e dalla passione che lo trasporta a suo modo col dargli sempre diletto per via della vista, dell’udito, e di tutti quei sensi pe’ quali l’amante può provarli, onde con piacere lo serve continuatamente. Ma per contrario, con quali carezze, con quali dolcezze potrà far egli che l’amato, praticando con uomo di età disuguale, non giunga alla noia suprema? Guardando una faccia più vecchia e non bella, ed altre cose che non sono gradite neppure all’udirle, non dico a provarle, e sempre con obbligo di far carezze, e guardato con sospettosa custodia, in ogni ora e in ogni atto, udendo lodi importune e strabocchevoli, e così allo stesso modo ingiurie, che non sono tollerabili, quando l’amante sta in sè. Non parlo quando poi si trova in uno stato di ebbrietà che, oltre al non essere tollerabili, sono una vergogna, perch’egli si getta in una licenza stomachevole e senza freno.

«E così mentre che dura l’amore, egli sarà fastidioso e dannoso; ma quando avrà cessato di amare, si farà infedele a colui che con molte promesse, con gran giuramenti e preghiere era giunto a fatica a conquistare, e fargli tollerare la sua molesta amicizia, per la speranza de’ beni da lui promessi. Ma quando