Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/48

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 38 —

serenità dalla poesia di coloro che sono nello stato di furore.

«Queste ed altre specie molte di furori io posso annoverarti che hanno origine sovrannaturale e producono opere lodevoli; per questo non dobbiamo temere un tal furore nè farci gittare in costernazione da nessun discorso il quale mettendo spavento, ci venga a dire doversi preferire l’amico ch’è in senno all’amico preso da furore amoroso, e il discorso sarà ben vittorioso quando dimostrerà che dagli Dei è stato inviato l’amore non per la utilità dell’amante e dell’amato. Ma a noi conviene provare il contrario, che questo furore è stato conceduto dagli Dei per la più gran felicità di entrambi, e ti dico che la dimostrazione sarà rigettata dai non veri, ma approvata dai veri sapienti. Bisogna dunque acquistar conoscenza vera della natura dell’anima, tanto divina quanto umana, riguardando a ciò che sono le sue facoltà e le sue passioni: ed ecco l’esordio di questa dimostrazione.

«Ogni anima è immortale, perciocché tutto quello che da sè stesso ha continuo moto è immortale, ma quello che trasmette il moto ad un altro o riceve da un altro, quando ha fine il suo moto, ha fine ancora la vita, e solamente, io dico, quello che si muove da sè stesso, perchè mai non abbandona sè stesso non ces-