Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/47

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augurio fatto per via degli uccelli. Quanto adunque la divinazione è cosa più perfetta e più onorevole di questo augurio per via degli uccelli, e quanto un nome è migliore dell’altro e una cosa dell’altra, tanto affermano gli antichi essere quel furore più bello della saggezza, quello che viene dagli Dei, e questa ch’è propria degli uomini. Così un tempo è avvenuto che fra le infermità e travagli grandissimi mandati nel mondo a punizione di alcuni falli, si destava il furore in alcuno della razza umana e avendo costui vaticinato quali cose bisognassero, trovava lo scampo, ricorrendo alle preghiere e sacrifizi agli Dei, ond’egli con sacrifizi e lustrazioni fatte, procacciò la salvezza a chi praticava questi atti, per i mali presenti e per gli avvenire, e rinvenne il modo di sviare i mali presenti, col partecipare a questo eletto furore ed essere ispirato. Ma una terza specie di entusiasmo o furore che vien dalle Muse, impadronitosi dell’anima tenera e pura, concitandola ed infiammando al canto lirico o altra specie di poesia, col rivestire di bella forma i mille fatti degli antichi, ammaestra le generazioni future; quando colui che senza il furore delle Muse si accosta al limitare della poesia, persuaso che per via di arte può riuscire buon poeta, sarà imperfetto egli ed il suo verso e sarà oscurato nel suo stato di