Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/50

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lità di essa; or bisogna che diciamo intorno alla sua forma. Per dire quale essa sia ci vorrebbe un ragionamento soprannaturale e assai prolisso, ma facendo per via di somiglianza, basterà il discorso umano e parole più brevi; adunque parleremo così.

«Facciamo che l’anima dunque sia simile alla forza unita di un carro alato e di un auriga; ora i cavalli e condottieri tutti che appartengono agli Dei sono valenti e figli di padri valenti; quelli che non appartengono agli Dei sono mischiati tra buoni e cattivi. E in primo luogo presso noi altri uomini il nostro condottiero guida la muta, ma de’ cavalli l’uno è bello e vigoroso e nato da padre simile, l'altro è l’opposto e e nato da padre anche l’opposto del primo, e per questo è che il nostro carro dev’essere per forza difficile a guidare e fastidioso. Or dunque ci dobbiamo provar di spiegare donde vengano agli esseri che vivono le denominazioni di mortali ed immortali.

«L’anima in generale ha cura di tutto l’universo inanimato e si va aggirando attorno per tutto quanto il cielo, pigliando in diversi tempi diverse forme. Quell'anima dunque, quando è perfetta e fornita di ali, si aggira in alto e regge l'universo mondo, ma quando ha perduto le ali va attorno finchè si apprenda a qualche cosa di corporeo, venendo a dimorare in esso e pigliando corpo terreno; e parendo da sè stesso muo-