Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/90

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be cavar profitto, quando alcuno si ritenesse dall'imitarli; e passiamo agli altri discorsi, mentre ci è qualche cosa in essi, a creder mio, che si dovrebbe avere in considerazione, chi vuol fare studio di orazioni.

Fed. Qual è questa cosa che tu vuoi dire?

Socr. Quei due discorsi furono in certo modo opposti; perchè veramente l'uno diceva che bisogna compiacere a chi è innamorato, e l'altro a chi non è.

Fed. E con molto vigore sostenevano ciò.

Socr. Credevo che tu dicessi: con molto furore, e avresti detto il vero: anzi è propriamente questa la parola che io cercava, perchè noi dicemmo che l'amore è un certo furore; non è così?

Fed. Così.

Socr. E che i furori son di due specie, quello che viene per infermità del corpo umano, e quello che viene per un certo che divino il quale ci rimuove dal nostro stato ordinario.

Fed. Per l'appunto.

Socr. E che quattro sono i furori divini dipendenti da quattro divinità; assegnando ad Apollo il furore che prevede le cose avvenire, a Bacco quello degl'iniziati ai misteri, alle Muse quello della poesia, e il quarto a Venere ed Amore, furore amatorio, che noi dicemmo esser il migliore. E non so come imitando