Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/91

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nel nostro parlare la passione amorosa, forse avvicinandoci molto al vero, forse allontanandoci da esso e formando un discorso non al tutto assurdo, una specie d'inno mitologico, noi abbiamo celebrato con modestia e religiosità il tuo e mio padrone Amore, o Fedro, quello che presiede alla bella gioventù.

Fed. Ed io ti dico che quelle cose mi hanno dato non poco diletto.

Socr. Or bene, ecco ciò che noi ricaveremo da esse; in che modo il discorso possa trapassare dal biasimo alla lode.

Fed. Che cosa vuoi dire con questo?

Socr. A me veramente pare che tutte le altre cose dette sieno state come un nulla; ma non sarà senza utile se di quelle due cose dette così per caso, si potesse trattare con arte, mostrando il valore di ciascuna.

Fed. E quali due cose?

Socr. La prima, di ricondurre ad una sola idea complessiva le idee sparse in varie parti, affinchè si chiarisca, col definirla, ciascuna di quelle cose che si vorran trattare: come ciò che abbiam detto testè intorno all'amore che cosa esso sia, come noi l'abbiam definito, o bene o male, n'è venuto fuori un discorso chiaro e bene accordato nelle sue parti.