Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/93

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nere il tutto e le parti di una cosa, secondo la natura sua,


«i suoi vestigi, qual d’un nume, io seguo:»32


e questi che hanno valore di far ciò, il nume sa se io li chiamo col nome dovuto o no, ma io ti dico che fin qui io li chiamo dialettici. Ora dimmi tu come bisogna chiamar coloro che impararono da te e da Lisia; o pare a te questa la stessa arte del dire che adoperata da Trasimaco e dagli altri, li fece divenir valenti nel dire, e buoni a render tale chiunque altro volesse presentarli di doni, come si usa ai regnanti?

Fed. Uomini sovrani sono certamente costoro, ma non sono già addottrinati in quest’arte che tu dici. Quest’arte veramente approvo che tu la chiami dialettica; pure mi sembra che abbiamo dimenticato di parlare della Rettorica.

Socr. Che dici! ci sarebbe mai qualche cosa di bello che non si trovi compresa in questa dialettica, e si imparasse pure per via di arte? non bisogna punto che tu ed io ne facciamo poco conto, ma dobbiam dire che cosa è questa della rettorica che abbiamo dimenticato.

Fed. Moltissimi sono, o Socrate, i precetti segnati in quei libri che trattano dell’arte rettorica.