Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/98

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e messe in modo che stieno in accordo fra loro insieme e con l’intero.

Socr. Veramente io non credo ch’essi riprenderebbero aspramente costui, ma farebbero come un musico il quale abbattendosi ad un uomo che si credesse maestro di armonia perchè si trova di saper toccare la corda più acuta e la più bassa, non gli direbbe con durezza: o miserabile, tu sei fuori del senno; ma gli direbbe con più dolcezza, come uomo amico delle muse: o carissimo, a chi vuol divenire armonico bisogna bene che sappia queste cose che tu sai, ma niente impedisce che un uomo il quale abbia la tua conoscenza, possa essere pochissimo intendente di armonia, perchè tu conosci le cose che si hanno da sapere prima dell’armonia, e non già l’armonia propria.

Fed. Direbbe perfettamente così.

Socr. Sicchè anche Sofocle a chi facesse quella mostra di sapere, gli direbbe ch’egli sa le cose che sono come i preliminari nella tragedia, ma non la tragedia propria, e così direbbe Acumeno al suo, ch’egli conosce i preliminari della medicina, ma non già la medicina.

Fed. Così è per l’appunto.

Socr. E che cosa crediamo noi che direbbero Adrasto40 il parlatore soave, e Pericle ancor egli, uden-