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carico di scienza che tu hai addosso. E sforzati un poco, via, beato omo, che alla fine non ci vuol poi molto a intendere quel che dico io. Io dico l’opposto di quel che disse il poeta: Di Giove fattore e vivificatore dell’universo non vuoi tu cantare; perchè dov’è paura, là è vergogna. Ma, dove mi scosto dal poeta, te l’ho a dire?
Eutifrone. Perchè no?
Socrate. Non pare a me che dov’è paura si trovi vergogna: e davvero molti han paura delle malattie e della povertà e di altre simili disgrazie, ne han paura, ma non se ne vergognano. Non pare a te?
Eutifrone. Sì.
Socrate. Ma dove è vergogna, è paura; perchè chi si vergogna e arrossisce di qualche cosa, non teme d’avere a fare una figuraccia? Dunque non ista bene a dire, dove è paura, è vergogna; ma sì dove è vergogna, è paura. E davvero non dovunque è paura è vergogna, chè l’una più si stende largamente che l’altra, e la paura è parte della vergogna, come il pari è del numero: chè dovunque è il pari c’è sempre il numero, e dovunque è il numero non ci è sempre il pari. E or mi tieni dietro, ora?
Eutifrone. Sì.
Socrate. E la medesima cosa ti domandavo dianzi, cioè il santo si ritrova ogni volta dove è il giusto? ovvero dove è il santo si ritrova il giusto, ma, per contrario, dov’è il giusto non si ritrova ogni volta il santo,