Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/143

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

trattato d'amore

LVI

     I’ son ben certo, dolce mio amore,
che mio fallor vi fa talor volere
cosa, ch’è molto incontro a lo piacere
4di voi, che sí avete dolce core;
e ciò mi fate sol per vostr’onore,
non giá perch’i’ n’ sia degno dell’avere,
lá ’nd’io però ve ’n vo merzé cherere
8che mi perdoni ciò vostro dolzore

     sappiendo che l’Amore in ciò mi sforza,
che segnoreggia, sí como li piace
11e deve far de’ suoi fin’amadori.
Non so i’ ben che fa degli altri cori;
ma ’l mio vêr voi fatt’ha fino e verace,
14e non altro ’l disio che ’n voi s’amorza.

LVII

     De lo piacere ch’or presente presi
di voi, Amor, sí come ben sapete,
dicovi la merzé che di ciò avete.
4Ché ’n veritá pertanto mi difesi,
ch’i’ stesso co le mie man non mi offesi
in guisa maggio, che voi non credete
or ch’i’ vi mando lo dir che vedete,
8nel qual ringrazio i vostr’atti cortesi,

     che m’hanno tratto de lo rio pensero
nel quale i’ dimorava in tale guisa
11ch’era di viver tutto risaziato.
Lá ’nd’io vi rendo, Amor, merzé, ch’aitato
m’avete sí che ’l cor mio non divisa
14fòr che di starvi allegro servo intero.