Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/183

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l’intelligenza 177


     Dipinti sonvi l’Iddii soverani, 125
che Pompeio chiama e non volser udire;
due sue navi arrenâr, fuoro a le mani.
Or quivi si vedea ’l bello schermire;
costadi e busti parean pesci strani,
vedendoli per mare a galla gire;
Vergenteusso d’una iera signore
ch’iera pro’, ed ossuto, e duratore,
e Marziusso dell’altr’iera sire.

     Vergenteús aveva un governale 126
ad ambo man, quiv’è dipinto tutto;
fedío Bidulfo, un alamanno, tale
di sovra all’elmo, mai non fece un motto;
un conostabol trasi avante, il quale
ne la gamba ’l fedío un grande botto;
Vergenteusso il fedí su la fronte,
sí forte che ciancellò tutto ’l ponte;
poi ’l fe’ col piè nell’acqua ire ’n cimbotto.

     Il ponte stava a la nave appoggïato, 127
e stavanvi su buoni assalitori;
i colpi che si davan d’ogni lato,
d’Orlando ciance usaro i cantadori;
il mare iera vermiglio e ’nsanguinato,
budella e braccia e gambe e busti e cuori
vi s’attuffavan da ciascuna parte;
Marziusso e Luciús insegnâr l’arte,
con danno de’ non savî schermitori.

     Vergenteusso, che mai non si volse, 128
stava ’n sul ponte com’ foss’un petrone;
colpiendo, il governal li si frastorse,
allor cadde sul ponte a ginocchione;
un cavalier di Cesare si n’accorse,