Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/192

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
186 poemetti allegorico-didattici


     Ed èvi come ’l buono Scipione 158
chiamò culverto e fedío Leliusso;
lui e ’l cavallo abbatteo in un montone,
poi volses’a fedire Mauriliusso;
e fessel presso che ’nfin al mentone;
il grido er’intonante, e i guai, e ’l busso;
.xxx. giovani avea in sua compagnia,
infin a Cesar pinse ed uccidea;
la ’nsegna rilevò Antoniusso.

     E fu in quell’assalto il buon Catone, 159
che s’affrntò con Ccsare promente;
per lo fianco li mise un gran troncone,
Bassile li ’l ne trasse immantenente;
allora Cesar comandò ad Antone
che facesse ritrar tutta sua gente;
allor fu grande e spessa la baratta;
Pompeo fece sonar la sua ritratta,
per pietá de’ nemici propiamente.

     E disse a’ suoi: «Lasciâli andar, signori, 160
che son di Roma nostri cittadini».
E poi si consigliò co’ Sanatori,
e pensâr di tener altri cammini;
tornar voleano a Roma i gran pretori,
Pompeo non volle, onde fur poi mischini;
volse le ’nsegne con tutta la gente,
e tenne e cavalcò verso oriente,
e lasciò i luoghi sicuri e vicini.

     Pompeo n’andò in Grecia ov’è Tessaglie, 161
fra cinque monti, Ossa ed Alimpiusso;
Otrix è ’l terzo, ed è alto san’ faglie;
vers’occidente v’è ’l quarto, Pindusso;
a la pianura è Tebes e Farsaglie,