Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/201

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l’intelligenza 195


     Tutto dipinto v’è, come dicea: 191
«Menatem’ove Fortuna vi mena,
ma verso Roma non prendete via,
né ’nver’Tessaglia ov’è tutta mia pena».
Sestusso v’iera in quella compagnia,
e Lentulusso, che gran duol dimena;
ed eravi Metello e Scipione,
e Diotarsi re e Cicerone,
ch’ieran fuggiti ed essuti a la mena.

    Èvi dipinto Pompeio, che dicea 192
ch’ai Turchi per soccorso s’inviasse;
e Lentulusso che gli rispondea:
«E’ non intenderebber chi parlasse».
Se i messaggi piagnesser, li parea
ch’a loro e a tutto ’l mondo onta tornasse:
«A che gente ’l vo’ tu mandar dicendo?
ai Turchi tristi, che vincon fuggendo?
fallo faria chi te ne consigliasse».

     Partío di Salemmine allor Pompeo, 193
ed andò verso quel monte di Casso,
in Libe ov’era quel re Tolommeio;
tutto dipinto v’è a passo a passo;
e ’l mal consiglio disleale e reio,
che fece dir ch’iera dubbioso ’l passo,
e mandogli una barca molto gente,
dicendo che venisse allegramente;
dentro v’intrò quel meschin, tristo e lasso.

     Ed èv’Acchilla in quella dipintura, 194
un servo che ’l fedio prima nel ventre
e Seziusso che sanza dimora
la testa li tagliò immantenente;
Cornilla e’ suoi levâr lo pianto allora,