Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/245

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il fiore 239

XVI

L’Amante e lo Schifo.

     Quand’i’ vidi lo Schifo sí addolzito,
che solev’esser piú amar che fele
ed i’ ’l trova’ vie piú dolce che mele,
4sappiate ch’i’ mi tenni per guerito.
Nel giardin me n’andai molto gicchito
per dotta di misfar a quel crudele,
e gli giurai a le sante Guagnele
8che per me non sarebbe mai marrito.
     Allor mi disse: «I’ vo’ ben che tu venghi
dentr’al giardino, sí come ti piace,
11ma che lungi dal fior le tue man tenghi.
Le buone donne fatt’hanno far pace
tra me e te: or fa che la mantenghi,
14sí che verso di me non sie fallace».

XVII

Venus.

     Venusso, ch’è soccorso degli amanti,
venn’a Bellaccoglienza col brandone,
e sí ’l recava a guisa di pennone
4per avvampar chiunque l’è davanti.
A voler raccontar de’ suo’ sembianti
e de la sua tranobile fazzone,
sarebbe assai vie piú lungo sermone
8ch’a sermonar la vita a tutti i Santi.
     Quando Bellaccoglienza sentí ’l caldo
di quel brandon, che cosí l’avvampava,
11sí tosto fu il su’ cuor col mio saldo;
e Venusso, ch’a ciò la confortava,
si trasse verso lei col viso baldo,
14dicendo che ver me troppo fallava.