Pagina:Poemetti italiani, vol. X.djvu/85

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Tessele, e di Garonna a’ ciechi scanni.
L’arti nostre, signor, rapinne anch’esse
Degli esteri la mano, cui l’amore
Fa del lucro più destra. Lo scarlatto
Pieno il color, morbido il filo, e denso,
Fabbrican ora oltremontane spole,
E fornace straniera or tempra e cuoce
Quel di Murano un dì nobil fattura,
Caro alle Grazie, e a Cloe, lucido arnese,
Delle tolette onor; tu ben tu ’l fai,
Spirto gentile, e certo anche ten duole
Dell’amor della patria il cuore acceso
Nè in animo gentil dolore è vano.
Qual bellica virtù cresce nei danni,
E tra l’armi, e tra il ferro ardir rinfranca;
Tale di cittadin l’invitta mente
Dagli ostacoli acquista animo, e lena,
E schiude al patrio bene ignote vie.
Troia più non sarà; dispersa al suolo
Nelle ceneri sue fuma sepolta,
E crebber di sue spoglie Argo, e Micene.
Così Giuno dicea volgendo in petto
L’antica ingiuria ancor. Ma pure Apollo
Sotto l’ombra dell’Aquila latina
Dalle antiche rovine un’altra Troia
Riforger feo, cui lavò il fianco ancora
A piè dell’Ida e Simoenta, e Xanto.