Pagina:Poemetti italiani, vol. X.djvu/94

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Là dove cinta d’immortal splendore
La gloria siede, e innanzi morte domo
Dell’atra invidia il redivivo mostro
Nelle pubbliche vie, nel foro udirti
Salutar padre della patria un giorno.
Dalla patria sbandir l’ozio, e alle belle
Arti, e all’industria consecrare un tempio,
Al gonfio mar robuste moli opporre,
Scavar porti e canali, alle paludi
Far l’aratro sentir, spianar le vie.
I fiumi contener, piantare i colli,
Onde crescano a noi flotte novelle,
Onde a noi scenda Argo novella un giorno.
Queste di te, signor, opere degne,
E queste son degne d’Atene, e Roma.