Pagina:Poemi (Byron).djvu/105

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il corsaro 103

Occhio dal suo distolto ognor, e al fero
Non mai visto contegno, ahi! più non regge;
In tardo pianto si discioglie, cade
Prostrata innanzi a lui, la man gli serra,
E » perdona, gli dice, oh tu, perdona
» Quel ch’Allà non potrìa!.... Mira qual sei
» Per quest’opra di tenebre. ... Ne serba
» La rampogna crudel.... Pietà, Corrado!
» Qual mi credi non son; l’orrida notte
» M’affascinò.... Deh! Non voler compiuto
» Il delìro fatal; colpevol meno
» Or ne sarei, se non t’amava allora,
» Non vivo a odiarmi tu, se odiar mi vuoi!»

XV.

Con questi lagni, del Pirata il core
Strazia costei; misero cor! trafitto
Ben più del suo, perchè di tanto danno
Sola cagion s’estima, e oppresso, e negro,
E sanguinoso, nel tacito petto
Si nasconde! .... Ma l’aura amica è intanto,
E amico il mare cogli azzurri flutti
Spinge la vaga poppa. Ecco lontano
Su l’ Orizzonte un punto, ecco una macchia,