Pagina:Poemi (Byron).djvu/114

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112 il corsaro

E ben mertò l’acerba sorte .... ei sallo,
Ma non se n’ange ei men. Il giusto, quiete
Cerca laddove al reo giugner non lice,
Ma l’altero, il protervo, ogni sua gioja
Quaggiù ritrova; degli affanni suoi
Degna erede la terra, e spesso in terra
Perde ogni ben.... Scarso pur sia: ma in pace
Rapirsi ogni suo ben chi vide mai?
Severo aspetto, o stoico sguardo, un core
Copron talor, di cui l’affanno intatta
Non lasciò fibra. ... Quanti lagrimosi
Vivon pensieri ascosi, e non perduti
Sotto un sorriso, che ben meglio fora
Se il labbro menzogner, mai nol sciogliesse!

XXII.

Mal pensa chi di desolato seno
Quest’ambascia crudel disordin crede,
O stuol d’affetti che d’intorno a un solo
S’affollano confusi, ed in lor tutti
Cerca quell’un rifugio, e in niuno il trova.
Nò non v’è accento, che svelarti possa
Il segreto d’un cor, perchè valore
D’accenti al Duolo, Verità ricusa.