Pagina:Poemi (Byron).djvu/116

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114 il corsaro

Men pura forse la terrena via
Ond’ebber varco, ma pari a la stilla
Caddero, ingelidîr, mutârse in pietra.
Spoglia il turbin la rupe; il duro fianco
La saetta ne fende. Oh, s’aspro tanto
Era quel cor, non fu men’aspro il colpo
Per cui fu scosso! Sotto il negro monte
Cresceva un giglio; era selvaggia l’ombra,
Ma il difendea, ma lo serbò fin’ora;
Il nembo venne, e la sua folgor, arse
L’altro granito, ed il crescente fiore.
De la pianta gentil foglia non resta
A dir suoi casi; ove cadeo si strusse;
Del freddo protettor nereggian pochi,
Su l’infecondo suol dispersi avanzi.

XXIV.

Aggiorna. Niuno in così tacit’ora
Osa di lui cercar, ma sorge Anselmo
A la sua torre.... Ivi non è; lunghesso
La spiaggia alcun nol vede; anzi che imbruni
Inquieti han corsa l’Isola per tutto......
Un altro albore....un altro ancor, gli desta
A la mestissim’opra... Alto il suo nome