Pagina:Poemi (Byron).djvu/14

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12 il corsaro

Vegliavano a difesa, erano un canto.
In sparsi gruppi, su l’aurata sabbia60
L’un bee, l’un ride, l’un ragiona; i brandi
Altri affila, altri sceglie, altri destina;
Ma lo sguardo sul sangue che gli offusca
Passa, e nol cura. Chi il timone appresta,
Chi racconcia lo schifo, e chi v’adatta65
Le sarte e i remi; solitario, e assorto
Talun s’aggira su la spiaggia; i lacci
Quei prepara agli augèi; questi le reti
Umide stende incontro al Sol con occhio
Di cupido desir mirando, lunge.....70
Sul mar.... se scorga una macchia.... un naviglio;
E rammentando, le stentate e tante
Notti, e i periglj, chieggonsi stupìti
Ove ricca di spoglia, la vicina
Forse li chiamerà.... Ma non pensiero75
Tal, sia di lor.... del Duce sol.... denn’essi
Silenziosi ubbidir, de’ suoi disegni
Paghi e securi, e in suo valor fidati.
Tanto Duce chi è mai?.... Per ogni sponda
Suona il suo nome, paventato, e chiaro,80
Di più non san; di più non chieggon: starse
Fra lor nol veggon mai, s’uopo nol chiama
Di comandar; pochi i suoi detti e brevi,