Pagina:Poemi (Byron).djvu/13

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il corsaro 11

I languidi sospir; di lì sollevi
La testa paralitica; sostenta
Noi fresca zolla; ei sul suo letto inerte
Fra le angoscie, e gli aneliti sospinge40
Fuori lo spirto; un sol tremito, un balzo
Noi tragge dal penar. Orgoglïosa
Un urna chiude la sua spoglia; i marmi
Quei che in vita l’odiò ne inaura, e addita;
Noi breve sì, ma tenero pïanto45
Irròra allor che su la fredda salma
Coltrice, e tomba l’oceàn si stende.
Allor che più ferve il banchetto, e colma
Spuma e s’aggira la vermiglia tazza,
La storia è nosco degli estinti, e il duolo;50
E tra il ricco divider de le spoglie,
Sui contristati volti, in brevi note
Ricordanza di lor s’imprime, e, oh quanto,
Dice, or ne foran quei che cadder lieti!»


II.

Risuonava così di fere voci55
L’Isola de’ Pirati. Da le rupi
Echeggiate, all’orecchio di que’ tristi,
Quando al chiaror de l’ampio foco intenti