Pagina:Poemi (Byron).djvu/12

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10 il corsaro

Degli ozj tu, che l’egro spirto appena
Rattener puoi su l’oceàn fremente;
Non tu signor, cui fra lascivie, ed agi,
Sonno più non conforta, e non alletta15
Più gioja di piacer.... chi dir può mai,
Se lui non è che pei sonanti gorghi
Corse in trïonfo, l’ esultar del core,
Il più frequente battere dei polsi,
Che il peregrin di queste vie senz’orme20
Fa trepidar? Il non lontano istante
De la pugna egli invoca; ogni periglio
Cangia in diletto; avido quel più cerca,
Che più fugge il codardo, e se nell’imo
Dell’ansio petto, ridestar la speme25
Ei sente, e l’ alma a forti cose alzarse,
Laddove è sol altri verrìane manco.
Non di morte timor, s’anco il nemico
Pere con noi; morte profonda è quiete,
Più d’ogn’altra profonda; a noi non cale30
Che vegna, e quando; questa nostra intanto
Vita è di vita, ch’ir dee spenta un giorno;
E allor, che val, se per acciar pugnando,
O il fia da morbo? Giaccia in molli piume
Chi squallid’anni, e sua lenta ruina35
Può contemplar; ivi egli a stento esali