Pagina:Poemi (Byron).djvu/144

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140 il giaurro

Negra è la porta, e su l’entrar non scorgi
355Ostinato Fakir; non pellegrino
Dervis il piè v’arresterà, chè lieta
Del suo venir Bontà più non l’accoglie,
Nè più straniero affaticato, il sacro 8
Sale ed il Pan benedirà; consorti
360Ricchezza, e Povertade, appo la soglia
Passin neglette, e neghittose; morte
Caddero con Hassan su la montagna
Pietade e Cortesìa; l’ospite fugge
La vóta sala, fugge i campi il servo,
365Poichè ad Hassan, de l’infedele il brando
Il turbante divise.*     *     *     *     *     *     
*     *     *     *     *     
*     *     *     *     *     

Odo il rumor d’un piè che vien; ma voce,
D’amico suon, l’orecchio mio non scontra;
È presso omai; già gli Attagan9 io conto
370Da l’argentee guaine, ed i turbanti,
E forier de la schiera io già ne scerno
L’Emír10 dal verde ammanto «Olà, chi sei?».—
» L’umil saluto (alcun ripiglia) il dica;
» Mussulmano di fè; ma gentilmente
375» Sostenti un peso tu, ch’ogni tua cura