Pagina:Poemi (Byron).djvu/151

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il giaurro 147

Se le raccolte ciocche ne sprigiona;
515E qual maggiore d’ogni ancella s’erge
Ne le sale costei, così sue treccie
Baciano il suol dove il suo piè si posa,
Bianco assai più che non è d’alpe neve,
Pria che dal nembo ond’ebbe vita caggia
520Il suo candore a macular sul monte.
Alteramente va per l’acque il Cigno,
Tal su la terra la gentil Circassa,
Del Franguestan amabil figlia! Innalza
L’augel del capo le increspate piume,
525E con ali d’orgoglio il flutto sperde,
Allor che il piè de lo stranier s’aggira
Sovra la sponda, che il suo laco inserra;
E tal sorge di Lejla il niveo collo,
E così frena di beltade armata
530Ogni cupida brama, e ne respinge
Di folle sguardo ammirator l’omaggio.
Come, leggiadro ha il portamento, serba
Così tenero il cor pel’ suo diletto.....
Diletto?.... Oh, dimmi, fosco Hassan! Chi fia?
535Ahi! tuo non fu nome sì bel, giammai.