Pagina:Poemi (Byron).djvu/153

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il giaurro 149

Accanto al suo Signor, tremando ognora
560Per gli ascosi tesor; pace quì, dove
Tiràn non scorge, uom tra i molti schiavo,
Or nel deserto libero; qui dove
Del vietato licor, colma securo
Tazza, che delibar non potè mai
565Labbro di Mussulman.



Ma dove in largo screpolo si parte
La rupe, giugne il Tartaro, di giallo
Turbante ornato, e che foriero sempre
De la schiera vïaggia; incedon gli altri,
570In prolungata fila, il tortuoso
Stretto girando lentamente, sorge
De la montagna altissima la vetta,
Ove crudo sparviero il rostro aguzza,
E d’onde fia ch’ a fero pasto scenda
575Pria che spunti il mattin; gelido scorre
Alla falda un torrente, che dal raggio
Dell’estate s’invola, abbandonando
Squallido letto d’ogni verde nudo,
Tranne de l’arboscel, che su la riva
580Povero nasce, per morirvi solo.
A dritta, a manca, e ovunque ingombro è il calle