Pagina:Poemi (Byron).djvu/154

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150 il giaurro

Di grigi avanzi del granìto, infranto
Dal fulmine del monte, e da l’edace
Tempo, giù tratti dall’antica cima
585Delle nebbie dell’aere ognor vestita.
Oh! ov’è colui che vide in ciel sereno
Di Liakura il ciglion?


De’ pini il bosco
Toccano alfine.» Bismillah!15 siam salvi;
» Schiudesi innanzi la pianura; forte
590» Punger potremo i Corridor!» esclama
Il Chiaùs, e ancor suonano i suoi detti, ....
E sul suo capo già fischia la palla,....
E il Tartaro forier morde la polve.
Un solo istante è il rattener le briglie,
595Dai cavalli il balzar;.... ma su que’ dorsi
Non fia che tre salgan più mai; nascosi
I nemici gli han côlti, e i moribondi
Chieggon vendetta invan. Coi brandi ignudi
Coi moschetti inclinati, appoggio fansi
600Quei dell’arcion, e del corsier difesa;
Questi dietro la rupe il nuovo scoppio
Stansi aspettando, chè il caderne è greve