Pagina:Poemi (Byron).djvu/156

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152 il giaurro

» A la pallida fronte, all’occhio torvo
» Malefico,17 ond’afforza il tradimento
» De l’invido suo cor! Sì lo conosco
630» Al nerissimo barbero; le spoglie
» Veste ei d’Arnauta invan, salvo da morte,
» No, costui non andrà; di sua credenza
» Vile apostata,.... è lui!.... Di mia perduta
» Lejla l’amor! Ben in quest’ora giunse,
635» Maledetto Giaurro!....»
E qual per negre
Sponde selvaggie, serpeggiando volge
Il fiume a l’Oceàn, e come l’onda
Alto-sorgente in rigogliose, azzurre
Colonne all’urto regge, e dal suo lido
640Lontan respinge in vorticose spume,
E misti flutti la torba fiumana;
E il mare intanto rimbalzato e rotto,
D’Aquilo al soffio imperversando, in vasti
Gorghi s’aggira, o col fragor del tuono
645Batte gli umidi vepri scintillanti,
E de l’acque vampeggiano i baleni
In terribil bianchezza, su la spiaggia
Che splende, e trema sotto il mugghio orrendo,
Così; e come il torrente, e il mar si guatano,
650Con onde che infuriar denno se scontransi;