Pagina:Poemi (Byron).djvu/165

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il giaurro 161

» Mai non si prostra, nè di salmo, o incenso,
» Ch’al Cielo salga ha cura; entro sua cella,
» Come la fede, sconosciuta ei serba
835» Così la stirpe sua; per l’onde venne
» Da suol pagano; qui dal lido ei sorse;
» Nè de la razza ei par d’Otmàn; e faccia
» Ha solo di Cristian. Credei quest’uno,
» Sempr’io di quei, che per Macon la santa
840«Nostra legge tradîr, ora del sozzo
» Scambio pentito; ma l’augusta immago
» Ei fugge ognora, nè di sacro cibo
» L’alma nutrìca mai; largo di doni
» Fu a queste mura, ond’è che molto l’ama
845» Il rettor nostro... ma foss’io quì primo,
» Non un sol giorno ancor, potrei di questo
» Stranier l’aspetto sopportar, o chiuso
» In carcer tetro, ad espiar suoi falli
» Per sempre il dannerei. Spesso l’udresti,
850» Di fanciulla nel pèlago sommersa
» In sue visioni mormorar; di brandi
» Scontrantisi, d’oltraggi, di vendetta,
» Di nemici fuggenti, e d’un trafitto
» Mussulman, e sul monte pur fu scorto
855» Delirar, quasi vólto a insanguinata,
» Or, or dal braccio suo natìo recisa,