Pagina:Poemi (Byron).djvu/164

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160 il giaurro

Il digrignato dente, e il labbro immondo,
E lento, lento, incederai ver’ l’atro
Sepolcro tuo, coi démoni, e le erinni
A delirar, finchè d’orror compresi
815Te pur essi non fuggano, te, osceno
Spettro di lor più maledetto....*     *     
*     *     *     *     *     

» Nome, dimmi, qual ha, quel ch’I’ là scerno
» Calojero26 solingo? Le sembianze
» Ne scôrsi io già su la mia patria terra;
820» Molt’anni or son, dacchè pungere a fuga,
» Per ermo lido tal corsier lo vidi,
» Qual mai di cavalier fu pronto all’uopo,
» E così vinto dall’interno affanno,
» Ch’obbliarlo impossibile mi fue.
825» Parmi che come allor, negro lo spirto
» E’ serbi ancora, quasi impressa rechi
» La morte in fronte....» —
» A la novella estate
» Gli anni due volte fiano tre, ch’apparve
» Fra noi quest’uom, tetto cercando, e asìlo,
830» Per tal opra di tenebre, che mai
» Svelar non volle; a vespertina prece
» Unqua con noi non scende, e penitente