Pagina:Poemi (Byron).djvu/168

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164 il giaurro

905Squarciata, e senza tetto, in suo vïaggio
Passeggier non arresta; eccelsa torre,
Ben che vinta dai turbini, e dall’armi,
Se un merlo solo anco ne sorga, l’occhio
De lo stranier chiama, e atterrisce; l’arco
910Fra l’edera nascoso, ed il solingo
Pilastro, narra alteramente i fasti
E le glorie passate;     *     *     *     *     *     
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» L’ondeggiante
» Veste d’intorno a sè raccolta, ei move,
» Lento fra le colonne; spaventoso
915» A chi lo mira, fosco ei pur guatando
» L’opra, onde santo è più l’altar. Ma, canto
» Se l’aula scuote, ma se il pio si prostra,
» Ei si dilegua allor; sotto a quegli archi,
» Di quell’unica face al dubbio lume,
920» L’aspetto suo, come fiammeggia!... E quivi
» Ei si starà fin’che si compia il rito;
» Le preci udrà, ma non sciorranne; oh, il mira
» Appo a quel muro, a quel baglior! Caduto
» Su l’omero è il cappuccio, e giù discende
925» Ispido, e si contorce, e s’innanella