Pagina:Poemi (Byron).djvu/172

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168 il giaurro

Ne l’arido deserto de la mente,
1000E degli invano palpitanti affetti,
Fra l’immensa ruina. Anzi che l’onde
Non affrontar più mai, terribil meno
De la tempesta è il rugghio; anzi che starse
Naufrago solitario in ermo lido,
1005In silenziosa baja, o in triste calma
Languir non visto su lo scoglio, morte
Sotto il gorgo fremente aversi è dolce...
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» Padre! In uffici numerati e santi,
» E in preghi innumerevoli consunti,
1010» Fur di pace i tuoi giorni; e l’uom da colpa
» Rattener; te, da colpa intatto, e scarco
» Da cure atre, serbar, nè altro che i lievi
» D’ognun che vive passeggieri danni
» Paziente sofferir, destin fu questo
1015» De’ tuoi verd’anni, e de’ canuti, salvo,
» Felice te! da l’ira de’ furenti
» Indomabili affetti, che ti svela
» Il mesto peccator, quando suo’ falli
» E il segreto suo duolo a te confida,
1020» E tu pietoso dentro al cor l’ascondi.