Pagina:Poemi (Byron).djvu/173

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il giaurro 169

» Ma i pochi giorni miei, quaggiù passaro
» In molta gioja sì, ma in più d’affanno.
» Pur nell’ore d’amor, ne le trist’ore
» De la sventura, mai penar di vita
1025» Vinto non hammi, e degli amici in seno,
» O de’ nemici fra le insidie avvolto,
» Languente posa non conobbi I’ mai.
» Ed or che nullo più ad amar mi resta,
» Nullo ad odiar, ora che orgoglio e speme
1030» Taccionmi in petto, me’ che fiso starmi
» Contemplator d’invarïabil die,
» Agitarmi vorrei, pari a l’immondo
» Verme rosicator, che rampicante
» Va, per lo muro su di prigion tetra...
1035» E pur si cela in questo cor desìo
» Di pace! ma provar quel che sia pace,
» Bramar non so; tanto desìo ben tosto
» Appagherà il mio fato, e allor sotterra
» Io dormirò; ma senza il caro sogno
1040» De’ miei sonni passati, e che pur caro
» Sarìami ancor, sì, ancor che negro, o padre,
» Come fur l’opre mie! Tomba di gioje,
» Morte, ahimè! da lungh’anni, è la mia mente,
» E sol ne la speranza è il lor destino;
1045» Oh quand’esse perir, perch’io non caddi,