Pagina:Poemi (Byron).djvu/178

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174 il giaurro

» Oh, quanta mai, scorto vendetta avrìa,
» Disperazion su la morente faccia,
1145» In quell’ora terribile, in che tardo
» È ogni pentir, e penitenza vinta
» È sì, che più una lagrima non versa
» Sul terror de la tomba, e non consola,
» E più salvar non può!... *     *     *     
*     *     *     *     *     
*     *     *     *     *     *     

» Gelido il sangue
1150» Empie le vene a chi la vita s’ebbe
» Sotto gelido ciel; d’Amore al nome,
» L’Amor ch’ei sente riconosci appena.
» Ma qual flutto di lava, che nel grembo
» D’Etna ignivomo bolle, il sangue mio
1155» Sorgea così. No, che in languente metro,
» L’amor di lei, di sua beltà l’incanto
» Non ti poss’io ridir! Se ardenti fibre,
» Se cangievole faccia, e labbro avvezzo
» A fremito di duol, non a querela,
1160» Se delirante cerebro, se cuore
» In fiamme ognor, se audaci imprese, e brando
» Vendicatore, se quanti I’ penai,
» E quant’io peno, se, più ancor di queste,
» Acerbe prove, segni son d’amore