Pagina:Poemi (Byron).djvu/177

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il giaurro 173

» A salvarla giuns’io! pur giunsi; e allora
» Quant’era in me possa d’oprar, oprai,
1120» E, a confortarla almen, spinsi quel crudo
» Sotterra ad abitar. Ei cadde; appena
» I’ lo rammento; ma il destin di lei!
» Oh il suo destino! qual mi vedi o padre,
» Qual odiar mi vorresti, or m’ha ridutto!
1125» Fisso era il fato di colui; l’austero
» Tahìr28 ben gliel’ dicea, che di vicina
» Morte il colpo suonar, profondo, oscuro,
» Su l’orecchio profetico29 gli feo
» A lo stretto ov’ei giace, e seco ha i suoi.
1130» Ne la mischia ei perì; nel fero istante
» In che di stento, e di dolor è muto
» Ogni pensier, d’aïta un grido ei spinse
» A Macometto, ad Allà un prego; audace
» Mi conobbe, m’assalse. I’ lo guatai
1135» Là dove ei cadde, e il guatai sì, che vidi
» Lo suo spirto fuggir. Cadde, qual cade
» Pardo da stral di cacciator trafitto,
» Ma tormento simìle a quel che m’ange,
» No, non provò. D’un lacerato core
1140» Cercai le traccie sul suo volto indarno;
» Non rimorso, ma rabbia avea composta
» Di quell’orrida salma ogni sembianza.