Pagina:Poemi (Byron).djvu/20

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18 il corsaro

L’affanno forse del suo cor. Attento
Lesse dapprìa....» Giovanni olà, mi porgi
» Ond’io pur scriva. Ov’è Gonzalvo?» — «Al lido
» Su l’ancorata nave.» — »E siavi; questo
» Mio comando gli arreca. Itene tutti200
» Al dover vostro; m’attendete; impresa
» Novella tenterem; io colla notte
» Vosco sarò.« — »Tu, in questa notte?» — » A Sole
» Cadente, sì; quando si spegna il giorno,
» Sorgerà fresca l’aura. Il corsaletto,205
» Il mio capotto.... un ora.... e sarem lungi.
» Abbiti il corno a tergo, la rotella
» Del mio moschetto d’ogni ruggin monda,
» Ond’io non tragga invan; fa ch’ a l’assalto
» M’abbia il mio brando, ed opra sì, ch’angusta210
» Meno a la destra ne sia l’elsa. Il braccio,
» Ben più che stanco di ferìr, dolente
» N’ebbi in l’ultima pugna. Or và, nè tardo
» Il noto segno scoppj, allor che spiri
» L’ora ch’ho fissa.»215

VIII

Ubbidiente, ahi troppo!
E presto vola, a ritentar su l’onde