Pagina:Poemi (Byron).djvu/28

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26 il corsaro

E se in lui tante andâr virtù perdute,380
Una, d’ogn’altra, ne serbò più bella,
Cui gel di colpa ad agghiacciar non valse! ....

XIII.

    Tacque Corrado, infin che il primo giro
De la montagna, i celeri compagni,
Che nella valle discendean, togliesse385
A lo suo sguardo;
» Inaspettate, e strane
» Novelle inver! Per mille rischj io trassi
» Questa mia vita, ed or parmi che deggia,
» Nè so perchè, de la mia vita estremo390
» Esser quel che m’attende; e son presagi
» Questi del core! ..... Ma il timor che giova?
» Nè, un sol momento, dubitar mi vegga
» La seguace mia turba. Audacia, è morte
» Irne a scontrar, ma lo aspettar peggiore395
» Ch’altri ne spinga a inevitabil fato.
» Oh! se a disegni miei fortuna arride,
» Lungo sui nostri tumuli fia il pianto!
» Dorman ora quegli occhj, e sian pur dolci
» Di pace i sogni! Non destolli mai400
» Alba più chiara del fulgor, che intorno