Pagina:Poemi (Byron).djvu/29

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

il corsaro 27

» Spargeran le mie faci! In tanta notte.
» Aura, deh! soffia tu; soffia e m’ajta
» A incenerir questi ozïosi, e molli
» Vendicator de l’onde.... Oh mia Medora!405
» Mira, dolente cor! Deh, oppresso tanto
» Il tuo cor non sia mai! .... Ed io fui prode?
» Misero vanto ove il son tutti! Sciame
» D’insetti ancor, a prò di quel ch’apprezza
» Vibra i suoi dardi, e punge; e tale ha morte410
» Valor, che colle belve ha l’uom comune,
» Valor, che trae da disperato evento
» Ogni sua forza. Ben più nobil speme
» I’ m’ebbi allor che in disugual tenzone
» Domaro i molti, ai pochi appresi. Duce415
» Ne fui gran tempo, e non invan; di sangue
» Tinsi e ritinsi il mar.... Or non v’è scampo;
» Morte, o trionfo! .... e sia pur morte! .... Acerba
» Per me non fia.... Ma il trar costor là, d’onde
» Più fuggir non potran,.... ahi, questo è duolo!420
» Di tante cure e tante, ultima sempre
» Fu la mia sorte; ma il pensier rifugge
» Orgoglïoso or che il nemico io corro
» Ad insidiar; oscura impresa! Vile
» Arte, che mia non fu giammai! Speranza,425
» Poter, vita, così strugge un istante?