Pagina:Poemi (Byron).djvu/48

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46 il corsaro

Rassecurin ben più, che la minaccia
Orgoglïosa del Pascià nol possa.

III.

A lento passo, cauto, reverente,
Entra lo schiavo, cui vegliar commesso
È su l’ultima soglia, e la già curva
Fronte più china, e pria che il labbro esponga
L’affidata novella, il suol con ambo
Le man saluta, e poi,» fra queste mura
» Giunto, dice, è un Dervìs, già prigioniero
» Nel covil dei pirati, ora fuggiasco;
» Narrarne il resto chiede ei stesso.» Tace,
E dallo sguardo di Seidde un segno
Propizio invola, e il silenzioso e pio
Gli adduce innanzi. Su la verde-bruna
Veste le braccia ei tien conserte, il piede
A stento move, basso ha il ciglio, e carco
D’affanni più, che d’età sembra, e il volto
Da lungo sofferir, più che da tema,
Pallido fatto; nero ha il crine, e il serba
Sacro quasi al suo Nume, e lo sovrasta
Un leggiero cappuccio; ogn’altra forma
Lunga e discinta tunica ravvolge,