Pagina:Poemi (Byron).djvu/51

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il corsaro 49

» Resti, e pace co’ tuoi. Deh mi concedi!
» E commiato, e riposo» — » Anco rimanti,
» Uopo ho di più saper; I’ te l’impongo,
» Siedi o Dervis: odi?.... Ubbidisci; assai
» Chieder ti deggio; qual più brami, i servi
» Conforto ti daran, ch’ove il convito
» Ferve e la gioja, tu languir non dei;
» Ma quando fia la fame tua satolla,
» Dervis, io detti misteriosi abborro,
» Franco rispondi, e a tutto dir t’appresta» ...
Qual divenne colui; come si scosse
Al duro cenno; se di lauta cena
Disìo sentisse allor; se nel Divàno
Siedesse lieto, e qual per tanti Duci
Reverenza provasse, è il pensar vano.
Come per febbre arder sentìo la guancia,
E scolorarsi tosto. Silenzioso
Stette, e sul ciglio, richiamò la calma
Ch’era fuggita; ma la mensa indarno
Vide, ed il cibo dilicato a schivo
Ebbesi, quasi a rio venen commisto,
E sì che strano parve a ognun, che tale
Da fatica, e digiun prostrato, e domo
La pingue cena ricusasse.» Or via
» Che t’affanna o Dervis? Saziati; pasto